| "Tutto è
iniziato da un appartamento ereditato da mia moglie,
in comproprietà. L'appartamento non era in buono
stato e anche la zona, inquinata e trafficata, non era
valutata bene.
In queste condizioni non era affatto possibile affittarlo
ad un prezzo conveniente. Allora abbiamo pensato di
venderlo e con la quota ricavata pagare quanto rimaneva
del mutuo della nostra casa d’abitazione.
Siamo riusciti a convincere l’altro comproprietario
a metterlo in vendita. Eravamo all'inizio di febbraio
2002 con un mandato esclusivo presso un'agenzia immobiliare
per 6 mesi. Siamo arrivati a metà luglio senza
che nessuno si mostrasse interessato all'acquisto.
Nel frattempo, in forza di una ristrutturazione in corso
dell'arredo urbano e di una deviazione parziale del
traffico che trasformava la via in zona pedonale e di
parcheggio, il quartiere si rivalutava. Eravamo ormai
quasi rassegnati all’insuccesso quando, una settimana
prima della scadenza del mandato, a fine luglio, arrivano
i compratori. Così, ad ottobre, dedotte le spese
d’agenzia e il saldo delle spese condominiali,
è arrivata una somma: di questa circa il 50%
è servito per estinguere il debito del nostro
mutuo, il 40% l’abbiamo investito nel Polo Lionello,
e il restante 10% per coprire altre nostre necessità.
Qualche tempo dopo, inaspettatamente, c’è
stata comunicata la liquidazione dell’assicurazione
sulla vita della mamma di Donata che era venuta a mancare.
Senza alcuna esitazione, essendo in corso un aumento
di capitale della E.diC. S.p.A., abbiamo deciso di acquistare
altre azioni. Questo ci ha dato l’opportunità
di diventare entrambi azionisti.
La scelta che abbiamo fatto d’investire questa
parte dell’eredità nell’E. di C.
Spa ha avuto varie motivazioni.
Prima fra tutte credo sia stata la consapevolezza che
quanto era stato a noi donato dalla Provvidenza, c’era
affidato perché fruttasse per il Regno di Dio.
Del Polo Lionello avevamo sentito parlare e letto spesso
negli ultimi mesi: questa circostanza e l'Amore per
Chiara hanno orientato la nostra scelta, e non abbiamo
dubitato che il Polo fosse la strada giusta, sicura
e affidabile.
Secondo, non meno forte nel nostro animo, il desiderio
di sentirci partecipi, anche se da lontano, della vita
della Cittadella di Loppiano che abbiamo sempre sentito
come nostra seconda città natale. Comprare le
azioni del Polo ha significato quindi diventare noi
stessi parte della Cittadella, cioè del suo Polo
Industriale fondato sull'Economia di Comunione.
Terza, e non ultima, la speranza di potere, un giorno,
se la Provvidenza lo vorrà, concorrere ancor
più concretamente alla costruzione di quella
stupenda realtà che è l’Economia
di Comunione, della quale per ora, riusciamo ad immaginare
i frutti realizzati per cui nessuno più soffre
per l'indigenza, l'abbandono, l'ignoranza."
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