Il progetto della EdC nasce durante
un viaggio che Chiara
Lubich ha fatto nel 1991 in Brasile. Attraversando
la città di San Paolo, avverte la tragicità
del problema sociale in quella terra, constata che la
stessa comunione dei beni, che sin dall’inizio
si attuava nel Movimento, non è più sufficiente
ad aiutare i poveri. Propone allora la nascita di aziende,
rette da persone che mettano in comune liberamente gli
utili aziendali per tre finalità: aiutare quelli
che sono nel bisogno, formare alla cultura del “dare”
e sostenere l’azienda.
Questo progetto assume il nome di “Economia
di Comunione”.
A riguardo delle aziende diceva:
“A differenza dell’economia
consumista,
basata su una cultura dell’avere,
l’Economia di Comunione è l’economia
del dare.
Ciò può sembrare difficile, arduo, eroico.
Ma non lo è perché l’uomo
fatto ad immagine di Dio che è Amore,
trova la propria realizzazione proprio nell’amare,
nel dare.
….dare non significa soltanto dare gli utili o
dare qualcosa.
Non è quello.
E’ quel dare che noi abbiamo imparato
dal Vangelo che significa amare tutti.
Quindi la cultura dell’amare: Amare anche i dipendenti,
amare anche i concorrenti, amare anche i clienti,
amare anche i fornitori, amare tutti.
Lo stile di vita aziendale deve essere tutto cambiato,
tutto deve essere evangelico,
altrimenti non abbiamo economia di comunione”
Il ‘sogno’ di allora sta diventando realtà:
molte aziende sono nate e non solo in Brasile, ma in
molti Paesi del mondo, imprese già esistenti
hanno fatto proprio il progetto, modificando lo stile
di gestione aziendale e la destinazione degli utili.
A tutt’oggi sono 761 le aziende che vi aderiscono
nel mondo, 250 in Italia.
Quando è stato lanciato questo progetto anche
noi vi abbiamo aderito subito con radicalità,
è stato come una vera bomba che ha cambiato la
nostra vita, una luce che ha illuminato e dato più
senso al nostro lavoro, alla nostra economia. Ci siamo
scoperti imprenditori, non per noi ma per un disegno
molto più grande e abbiamo capito che potevamo
allargare il nostro orizzonte all’umanità
intera.
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